Un pò più a sinistra, grazie!
La manovra è stata approvata. Compattamente il Pdl (con l'esclusione di Stracquadanio, della Mussolini e della Craxi che è passata al gruppo Misto) e il Pd, hanno votato una fiducia inaccettabile per il motivo stesso di essere stata posta su un provvedimento così importante per il paese, in modo tale da blindarlo e obbligare il Parlamento, prono, ad approvarlo in toto. La Lega ha votato contro, dopo due giorni di buffonate e pagliacciate degne dei peggiori guitti di corte, dimenticando che per 3 anni ha votato senza colpo ferire leggi vergogna e manovre classiste. L'Idv anche ha votato contro la manovra. La nostra posizione è molto diversa e articolata rispetto a quella della Lega e va spiegata. L'Idv in questi 3 anni passati all'opposizione (valorosamente e con orgoglio), ha condotto vere e proprie battaglie parlamentari con un ostruzionismo senza precedenti e con una grinta sincera e inarrestabile. E quando non era possibile sconfiggere il governo in Parlamento (a causa dell'immensa maggioranza concessagli dal Porcellum, la vergognosa legge elettorale fatta ad hoc dalla coalzione Berlusconi-Bossi) abbiamo riempito le piazze e raccolto firme per una quantità indescrivibile di referendum (Nucleare, Acqua Pubblica, Legittimo Impedimento e da ultimo la Legge Elettorale). Siamo ora tacciati di populismo e demagogia non solo dai nostri avversari politici, ma anche e soprattutto dagli amici del Pd, il nostro alleato naturale e da sempre fedele compagno nella coalizione: come mai? Vorremmo capire per quale motivo i nostri colleghi del Pd ritengano di fare gli interessi del paese votando, senza neanche un tentativo di ulteriore modifica o revisione, una manovra distruttiva per i cittadini italiani perché colpisce i soliti noti, senza interventi incisivi sull'evasione fiscale e sui grandi patrimoni e senza peraltro aggredire gli enormi privilegi della casta; mentre noi, tacciati di estremismo e antipolitica, ci staremmo esimendo dai nostri doveri non votando la fiducia al governo Monti. Stare assieme nella stessa coalizione significa condividere in linea di principio alcuni punti programmatici, ma non pensarla in modo identico su tutto. Altrimenti ci saremmo fusi in un solo partito senza troppe chiacchiere. Franceschini, capogruppo Pd alla Camera, ha detto nel corso dell'approvazione della manovra che abbiamo "scelto di cavalcare il disagio e la protesta", mentre loro si sono impegnati nelle Commissioni per modificare la manovra. Innanzitutto lo stesso sottosegretatio all'economia Polillo, ospite a Ballarò lo scorso Martedì, ha riconosciuto il grande merito all'Idv di aver presentato utili emendamenti correttivi che sono stati integrati nella manovra economica. In secondo luogo vorremmo dire all'on. Franceschini che la manovra rimane pur sempre iniqua e grava per 24miliardi (dei 33 totali) sul sistema previdenziale e pensionistico. Dovremmo votare una manovra così ingiusta? Dobbiamo credere che un'altra manovra non era possibile? Ci rallegrano le parole da "uomo di stato" pronunciate nel programma "Che tempo che fa" da Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo Economico, che trova "inaccettabile" il beauty contest sulle frequenze tv che vengono spartite da tempo dal "sistema Raiset" senza garantire un solo euro allo Stato tramite una libera asta. Del resto il giorno dell'approvazione della manovra è stato approvato anche un o.d.g. a firma Idv, Pd e Lega in cui si chiedeva di porre fine a questo scempio. L'Idv, facendo proprio l'appello de "La Repubblica" e "Il Fatto quotidiano" sulla necessità di non regalare per l'ennesima volta le frequenze tv alla Rai e a Mediaset, bensì di consentire l'indizione di un'asta aperta a tutte le società in grado di concorrere in modo credibile al fine di far incassare allo Stato più di 2 miliardi di euro (e forse più se lo Stato garantisce una seria competitività attorno al prodotto), ha per settimane fatto una martellante campagna invitando il governo a prendere una posizione netta sulla questione. Un provvedimento decisivo che potrebbe alleggerire il carico fiscale della manovra sulle famiglie o comunque consentire una effettiva equità (ma ovviamente c'erano stati molti timori e parole dette a mezza bocca, a causa della presenza ingombrante di Berlusconi anche quando non è più Presidente del Consiglio, visto l'abnorme conflitto di interessi che lo investe). Per quanto riguarda le coalizioni, noi non consideriamo l'alleanza col Pd finita. Tutt'altro. Il Pd è il nostro alleato naturale e siamo coscienti dell'inevitabilità dell'allenza tra i nostri partiti: entrambi veniamo da una tradizione di sinistra riformista; entrambi siamo convinti che ci sia bisogno di maggiore giustizia sociale; entrambi, per di più, riteniamo la manovra economica iniqua.
La Roma più europea che vorrei....
L'8 e 9 dicembre avremo a Bruxelles i rappresentanti di ciascuno dei 19 municipi di Roma; un'occasione per avere una 2 giorni di confronto su i temi europei applicati al caso della nostra capitale.
È la prima volta che i municipi di Roma vengono nel loro complesso coinvolti in una riflessione qui a Bruxelles. Cercheremo, attraverso la nostra discussione, di affrontare almeno quattro questioni.
In primo luogo l’annosa questione dei finanziamenti che l’Europa può offrire alle grandi città e che vengono poco utilizzati dai nostri ceti urbani, Roma compresa, direi quasi Roma in modo particolare. Per cui avremo degli esperti di UrbanAct che ci parleranno di quello che viene fatto altrove e che può essere fatto anche a Roma.
In secondo luogo avremo la possibilità di discutere una serie di buoni esempi, di buone politiche di cosiddette buone pratiche applicate in altre città europee. Uno dei tanti casi è quanto ad esempio è stato fatto recentemente a Liverpool, una città con profondo disagio sociale ma che è riuscita ad intercettare importanti risorse europee, a realizzare dei programmi che hanno reso molto migliore l’equilibrio sociale della città, aprendo posti di lavoro e rinnovando alcuni spazi urbani che avevano un situazione di profondo malessere.
In terzo luogo sarà l’occasione proprio qui a Bruxelles da parte di tutti di confrontare le proprie esperienze di municipio, di portare le proprie istanze, alcune problematicità specifiche del proprio territorio.
Poi in quarto luogo avremo la possibilità di entrare più nello specifico su una questione, che è una delle tante anomalie romane rispetto al resto d’Europa, vale a dire la questione dell’elettrosmog . Avremo alcune associazioni impegnate da anni sulla questione dell’elettrosmog a Cesano, legato all’istallazione di Radio Vaticana che presenteranno il frutto del loro impegno, del loro lavoro sul territorio.
È un’occasione importante che è nella linea degli sforzi per la formazione europea che stiamo seguendo come Italia dei Valori al Parlamento Europeo, sin dalla nostra elezione. Abbiamo organizzato iniziative e le organizziamo in modo costante con i giovani, con gli amministratori, per la diffusione dell’euro progettazione e delle possibilità di finanziamento europeo. Questa però è la prima volta che viene organizzato qualcosa proprio con i municipi, che sono l’entità istituzionale più vicina al territorio, più vicina ai nostri cittadini, e per una città così straordinaria, così delicata come la nostra Roma.
Penso che sia un’iniziativa che porterà i dirigenti dell’Italia dei Valori una vota di più ad essere quelle più preparati, quelli più consapevoli delle tematiche europee e questo io credo sia un fatto di maturazione del partito e tutta la classe politica italiana.
Sulla pelle dei lavoratori
L’ultima sciagurata uscita del Premier, la ormai famosa lettera all’Europa, oltre ad essere un contenitore di luoghi comuni e vane promesse da attuare in tempi brevissimi contiene qualcosa di molto inquietante. Si legge testualmente :
“Entro maggio 2012 l’esecutivo approverà una riforma della legislazione del lavoro a. funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell’impresa anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato; b. più stringenti condizioni nell'uso dei "contratti para-subordinati" dato che tali contratti sono spesso utilizzati per lavoratori formalmente qualificati come indipendenti ma sostanzialmente impiegati in una posizione di lavoro subordinato”.
Le reazioni di opposizione e sindacati si sono levate all’unisono. Così accanto alla ritrovata unità sindacale…..mmmm, che la Camusso sia critica è perfettamente coerente, ma su Angeletti e Bonanni nutro seri dubbi dopo l’atteggiamento ambiguo degli ultimi anni…non sono forse stati esauditi in qualche loro richiesta dall’esecutivo?
Ma torniamo alla “riforma della legislazione del lavoro” che da sempre è il campo privilegiato per cercare di incassare consensi dagli imprenditori (e quindi da chi soprattutto in certe realtà territoriali detiene grandi pacchetti di voti…Saviano docet) sulla pelle dei già martoriati lavoratori dipendenti.
Licenziare più facilmente i lavoratori assunti a tempo indeterminato significa minare insanabilmente tutto l’impianto normativo a tutela dei lavoratori ….e aggiungerei a tutela del lavoro in generale. I paragoni faciloni con il resto dell’Europa sono fatti in assoluta malafede, trascurando volutamente che il contesto di altri paesi europei è profondamente diverso dal nostro. Decontestualizzare gli istituti giuridici è un’operazione perversa e pericolosa per l’opinione pubblica che forma i propri convincimenti su assunti solo apparentemente veritieri.
Parlare di licenziamenti semplificati e di adeguati sostegni ai lavoratori licenzianziati è già una bufala visti in conti in rosso dello Stato…dove si prenderanno i soldi? Forse da ulteriori tagli…ops, minori risorse, alla scuola pubblica?? Non dimentichiamo poi che siamo il paese che ha visto un’impennata dell’outsourcing, cioè delle esternalizazzioni dei servizi che ha visto sgretolarsi aziende floride e ha compromesso il futuro di un numero indefinito di lavoratori che poi vengono reimpiegati come precari nelle cooperative o nelle imprese che vincono gli appalti delle esternalizzazioni…una spirale perversa che impoverisce l’economia, distrugge il futuro di lavoratori e arricchisce pochi amministratori delegati e i politici che con loro fanno affari d’oro.
Vogliamo poi toccare il tasto dei subappalti dove il lavoro e le responsabilità si perdono nei rivoli di una moltitudine di subappalti che stritolano i piccoli imprenditori in una morsa di pressione fiscale e contratti di lavoro a scapito, ancora una volta dei lavoratori?
Se aggiungiamo anche i licenziamenti facili è evidente che si creerà un clima da guerra civile perché chi lavora è stanco di incassare tutti i colpi dell’inefficienza politica, tutte le manovre economiche che hanno come unico obiettivo quello di non intaccare privilegi consolidati e uno stato che tace del prolifico legame tra economia criminale e i voti che servono a vincere le elezioni.
Ai propositi di realizzare una riforma del lavoro che permetta licenziamenti facili, deve aggiungersi un altro gravissimo accadimento che va sotto il nome di semplificazione del processo civile.
Quando si parla di semplificazione ci si aspetterebbe una facilitazione nella procedura per addivenire ad uno stesso risultato. Quando invece la procedura viene ritoccata in maniera assolutamente inadeguata e il risultato è una privazione di garanzie, di standard qualitativi, di legalità in generale, ecco che parlare di semplificazione è un errore.
E’ ciò che è accaduto con l’ultima tornata di semplificazioni in tema di processo civile dove, tra le altre cose, sono state dettate disposizioni applicabili nel rito del lavoro.
Come spesso accade, attraverso il ritocco di qualche articolo, che a prima vista può sembrare assolutamente innocuo e comunque di secondaria importanza rispetto alle riforme presentate in pompa magna, vengono in realtà intaccate importanti garanzie, conquiste di civiltà in alcuni casi.
Con l’effetto di un arretramento di garanzie, con la conseguenza di creare un vulnus alle fasce più deboli, i lavoratori.
Tutto l’impianto codicistico, sia sostanziale (le leggi sul lavoro) che processuale (cioè lo strumento attraverso il quale far valere i propri diritti), sono stati pensati in funzione di tutela della parte più debole, i lavoratori. Il concetto era semplice: il contratto di lavoro non è un qualsiasi accordo tra privati perché i contraenti non hanno la stessa forza contrattuale; da un lato il datore di lavoro, titolare dei mezzi di produzione, dell’impresa, dall’altro la moltitudine di lavoratori che saranno sempre in numero eccedente rispetto alla domanda di lavoro. E’ superfluo soffermarmi sulle ragioni della “debolezza contrattuale” dei lavoratori, e voglio prescindere da qualsiasi cenno alla questione sindacale per tornare invece alla legislazione a sostegno dei prestatori di lavoro. Partendo dall’assunto che i lavoratori sono parti deboli, il legislatore (non perché particolarmente magnanimo, ma perché la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro e il lavoro è qualificato dalla Costituzione come un diritto e dovrebbe essere garantito a tutti…dunque la nostra carta costituzionale impone al legislatore di tutelare il lavoro e i lavoratori- non me ne vogliano i datori di lavoro ma per loro c’è l’iper-liberale articolo 41 che non capisco ancora come si vuole stravolgere….poi nel giro di qualche mese….mah!).
Abbiamo assistito in questi ultimi anni ad un progressivo scempio in tema di diritti del lavoratore attraverso le varie tornate sulla flessibilizzazione piuttosto che sulle pensioni…tutte notizie da prima pagina che hanno fatto indignare l’opinione pubblica.
Adesso assistiamo a qualcosa di più infido e più pericoloso: ritoccare così come ha fatto l’attuale maggioranza il processo del lavoro significa privare il lavoratore della possibilità di difendersi adeguatamente davanti ad un giudice!
Il primo sentore di questa tendenza si era avuto all’inizio dell’estate, con l’introduzione del contributo unificato a carico di chi vuole proporre un ricorso in tema di lavoro, materia che è sempre stata esente da qualsiasi imposta o bollo…immaginate un lavoratore che non solo ha perso illegittimamente il posto di lavoro e quindi non ha mezzi di sostentamento che deve anche pagare, oltre le ineludibili spese legali, anche il contributo unificato e bolli.
Passando al merito della “semplificazione” del processo del lavoro, occorre premettere che questo rito a differenza degli altri riti civili, ha delle caratteristiche peculiari: si dice che è un processo tendenzialmente inquisitorio perché il giudice del lavoro potendo disporre dei mezzi di prova “al di là dei limiti previsti dal codice civile” può in buona sostanza fare tutto ciò che crede per ricercare la verità: è evidente che questi poteri vanno a tutto vantaggio del lavoratore…si pensi agli accessi sui luoghi di lavoro, alle scritture tenute dal datore di lavoro…..insomma qualsiasi cosa.
Ecco, oggi il giudice del lavoro non ha più questi poteri e quindi se il lavoratore riesce in maniera autonoma a ricercare tutti i mezzi di prova che gli occorrono bene, altrimenti verosimilmente perderà il ricorso.
Un altro ritocchino riguarda poi le sentenze pronunziate dal giudice di primo grado: se prevedevano la soccombenza del lavoratore questi poteva bloccarne l’esecutività in attesa del processo di appello adducendo gravi motivi; se al contrario la sentenza dava ragione al lavoratore, e quindi il datore di lavoro es. doveva dargli subito dei soldi, questi poteva esimersi dal pagamento solo se adduceva un gravissimo danno. Ecco, adesso datore di lavoro e lavoratore sono messi esattamente sullo stesso piano in modo da garantire l’ineguaglianza tra i due….facciamo finta o cosa che i mezzi, anche economici di un lavoratore siano uguali rispetto a quelli del suo datore di lavoro?
Veder sfilare eserciti di lavoratori schiacciati da quello che dovrebbe essere lo Stato sociale dovrebbe essere umiliante, vergognoso, per tutti coloro su cui gravano le responsabilità politiche.
L’Idv anche in questo caso è stata compatta, ha detto no a questa “riforma”; ma è rimasto appello inascoltato e tale rimarrà finché non si aprirà una nuova stagione politica.
Antonella Sassone
www.idvroma7.it
Il parco in Festa - Il Video
Il video del Parco in Festa
Domenica 15 maggio 2011 è stata, una data importantissima: un giorno di festa nel simbolo del territorio del VII Municipio, il PARCO DI TOR TRE TESTE.



